CAPPUCCETTO ROSSO, IL LUPO E ALTRE ASSURDITÀ’ di Matàz Teatro debutta domenica 15 gennaio

Dopo il successo al Teatro Pietro Aretino di Arezzo (5 Gennaio) è arrivato il momento del debutto: Domenica 15 gennaio alle ore 17:00 presso Yourban Associazione Culturale a Thiene

 

CAPPUCCETTO ROSSO, IL LUPO E ALTRE ASSURDITÀ’
Tratto dalla fiaba popolare Cappuccetto Rosso.
Di e con Marco Artusi ed Evarossella Biolo
Produzione Matàz Teatro e Dedalofurioso Soc. Coop.
Progetto grafico e scenografico: CHD Animation

 

 
Chi si nasconde dietro Cappuccetto Rosso? Chi è in realtà questa mitica figura femminile che potremmo definire, quanto meno, poco attenta a ciò che le succede attorno?
Spieghiamoci meglio. Una mattina Cappuccetto Rosso, che d’ora in poi chiameremo per semplicità Cappuccetto, decide di andare a svegliare la nonna con brioche e cappuccino. Che cosa carina! La casa della nonna è ad un chilometro, neanche, dalla sua. Un’ottima idea! Cappuccetto fa colazione, si lava i denti, mette scarpe, giacca, recupera la borsa ed esce di casa e… e solo nel tardo pomeriggio arriverà al limitare del bosco: una giornata intera per fare cinquecento metri. Complimenti! Una volta lì sceglie la strada più lunga per arrivare dalla nonna nonostante, ricordiamocelo, siano le sette di sera. E in ultimo scambia un lupo, e ripeto un lupo… non la vicina di casa settantenne, per sua nonna.
E ora chiediamoci: chi è il lupo?! Il lupo è uno che avrebbe potuto mangiarsi diciamo il mercoledì la nonna e poi il giovedì, quando per caso la incontra, Cappuccetto; e invece, nonostante sappia benissimo dove abita la nonna (vivono nello stesso boschetto) non l’ha mai mangiata e quando incontra Cappuccetto, invece che farne un sol boccone, architetta un piano assolutamente fallimentare. Per fortuna ha a che fare con Cappuccetto che ci mette del suo. Ecco.
Con questo spettacolo capirete chi è Cappuccetto e chi è il lupo (ma non chi è la nonna) e li amerete per la loro tenera e infinita ingenuità…

 

Le radici di Cappuccetto Rosso affondano nell’oralità. È una fiaba europea che nella sua prima versione scritta (1697 Charles Perrault “ Le Petit Chaperon Rouge”) non ha il lieto fine: Cappuccetto viene semplicemente mangiata dal lupo. In calce alla storia troviamo anche l’interessante morale che Perrault ne dà: «Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine,cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!». Collodi nel 1875 traduce per i lettori italiani la versione di Perrault, compresa la morale finale.
Nella versione trascritta dai fratelli Grimm (Rotkäppchen) nel 1812, invece, nel finale la protagonista viene salvata da un cacciatore. In ultimo, nella versione italiana trascritta da Calvino in “Fiabe italiane” edito nel 1956, Cappuccetto va a trovare la nonna, trova un’orchessa ed è grazie a sé stessa e al suo ingegno che riesce a salvarsi. Vi sono quindi varie versioni per diversi periodi storici e differenti esigenze narrative. Niente di nuovo: nella trasmissione orale la storia viene adattata all’interlocutore similmente a come avviene nel teatro. Oggi, secondo noi, la chiave per raccontare la fiaba è questa: la capacità di Cappuccetto e del lupo di attraversare la vita con leggerezza

 

Ingresso € 5,00 riservato ai soci Arci

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