CAPPUCCETTO ROSSO, IL LUPO E ALTRE ASSURDITA’

Giovedì 5 Gennaio i MatàzTeatro saranno ad AREZZO (al Teatro Pietro Aretino alle ore 17:00) per dare inizio ad un “luuuungo debutto” del loro nuovo spettacolo Cappuccetto Rosso, il lupo e altre assurdità… Un debutto che durerà tutto il mese di Gennaio…
“Cappuccetto Rosso, il lupo e altre assurdità” è uno spettacolo tratto dalla famosa storia popolare di Cappuccetto Rosso. Le radici di Cappuccetto Rosso affondano nell’oralità. È una fiaba europea che conta diverse versioni: quella di Charles Perrault che non ha il lieto fine. Quella di Collodi che nel 1875 la traduce per i lettori italiani, compresa di morale. Quella trascritta dai fratelli Grimm nel dove, nel finale, la protagonista viene salvata da un cacciatore. In ultimo, nella versione italiana trascritta da Calvino in “Fiabe italiane”, edito nel 1956, Cappuccetto va a trovare la nonna, trova un’orchessa ed è grazie a sé stessa e al suo ingegno che riesce a salvarsi. Vi sono quindi varie versioni per diversi periodi storici e differenti esigenze narrative. Niente di nuovo: nella trasmissione orale la storia viene adattata all’interlocutore così come avviene nel teatro. Oggi, secondo gli autori, la chiave di questa fiaba è la capacità di Cappuccetto e del lupo di sbagliare ma di non arrendersi mai. Scritto, interpretato e diretto da Marco Artusi ed Evarossella Biolo è pensato per un pubblico misto, dai bambini agli adulti; stravolge la storia classica senza snaturarla, dipingendo un mondo carico di gag clownesche e di riferimenti ai cartoni animati senza però perdere la dolcezza e la magia dell’incontro.
I due buffi protagonisti, Cappuccetto e il Lupo, due clown, sono costretti dai narratori della vicenda, a stare dentro ad una storia che non li rappresenta: lei non vuole andare dalla nonna, lui non vorrebbe mangiare Cappuccetto. Tra i due nasce un’amicizia che non dovrebbe nascere. Perchè? “Perchè Cappuccetto e il lupo non possono andare d’accordo!” ci diranno i narratori. Come andrà a finire? Chi vincerà?
I personaggi di questa storia sono clown. Il clown è una figura fragile e poetica che attraversa la vita con leggerezza. Che cade ma si rialza, togliendosi dalle ginocchia quel po’ di polvere che ha tirato su dalla strada. Il clown è comico perché per fare qualsiasi cosa sceglie la strada più assurda e difficile. Ed è per questo che gli autori hanno scelto questa figura teatrale per raccontare Cappuccetto e il lupo.
A sostenere e amplificare le assurdità della storia, le scenografie dei CHD Animation, che donano al tutto un tocco di poetica follia.
Lo spettacolo è prodotto da Dedalofurioso e da Matàz Teatro, un gruppo di attori eterogenei che provengono dalle migliori accademie italiane. Matàz nasce nel 2014 ed è fondato da M. Artusi, E. Biolo, F. Botti, D. Dolores M. Cremon, G. Meggiornin, B. Niero. La prima produzione, “Il malloppo”, vanta una riscrittura di V. Trevisan e la seconda produzione per adulti coinvolge un altro autore del territorio A. Pennacchi e la scelta è caduta su una riscrittura di W. Shakespeare: “Le allegre comari”. Per quanto riguarda le produzioni per ragazzi “Cappuccetto Rosso, il lupo e altre assurdità” è la seconda dopo la nota fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”. Le scelte finora operate hanno portato a stravolgere e rileggere dei classici della tradizione attraverso diversi linguaggi con l’obiettivo di parlare, attraverso storie senza tempo, ad un pubblico contemporaneo.

Sinossi:
Chi si nasconde dietro Cappuccetto Rosso? Chi è in realtà questa mitica figura femminile che potremmo definire, quanto meno, poco attenta a ciò che le succede attorno?
Spieghiamoci meglio. Una mattina Cappuccetto Rosso, che d’ora in poi chiameremo per semplicità Cappuccetto, decide di andare a svegliare la nonna con brioche e cappuccino. Che cosa carina! La casa della nonna è ad un chilometro, neanche, dalla sua. Un’ottima idea! Cappuccetto fa colazione, si lava i denti, mette scarpe, giacca, recupera la borsa ed esce di casa e… e solo nel tardo pomeriggio arriverà al limitare del bosco: una giornata intera per fare cinquecento metri. Complimenti! Una volta lì sceglie la strada più lunga per arrivare dalla nonna nonostante, ricordiamocelo, siano le sette di sera. E in ultimo scambia un lupo, e ripeto un lupo… non la vicina di casa settantenne, per sua nonna. E ora chiediamoci: chi è il lupo?! Il lupo è uno che avrebbe potuto mangiarsi diciamo il mercoledì la nonna e poi il giovedì, quando per caso la incontra, Cappuccetto; e invece, nonostante sappia benissimo dove abita la nonna (vivono nello stesso boschetto) non l’ha mai mangiata e quando incontra Cappuccetto, invece che farne un sol boccone, architetta un piano assolutamente fallimentare. Per fortuna ha a che fare con Cappuccetto che ci mette del suo. Ecco.
Con questo spettacolo capirete chi è Cappuccetto e chi è il lupo (ma non chi è la nonna) e li amerete per la loro tenera e infinita ingenuità.

Lo studio dei personaggi di questa storia parte dalla consapevolezza che per raccontare la fragilità umana non esiste linguaggio migliore di quello del clown. Il clown non è il pagliaccio che vuole far ridere il pubblico. Il clown è una figura fragile e poetica che attraversa la vita con leggerezza. Che cade ma si rialza, togliendosi dalle ginocchia quel po’ di polvere che ha tirato su dalla strada. Il clown è comico perché per fare qualsiasi cosa sceglie la strada più assurda e difficile. Ed è per questo che secondo noi questa figura teatrale era perfetta per raccontare Cappuccetto e il lupo. In questo spettacolo si ride: si ride dei personaggi e delle loro gag, si ride della storia e si ride di se stessi perché almeno una volta nella vita abbiamo scelto la strada più lunga per arrivare dalla nonna solo perché c’era una bellissima farfalla da guardare.